La prima persona che vidi fu un uomo anziano vestito da giardiniere. Aveva i
capelli lunghi, bianchi come le labbra dei morti. La sua pelle pareva
truccata. Forse portava del cerone.
Il vecchio mi liberò i polsi e le caviglie. Non fu violento con me (sembrava
piuttosto comportarsi come un padre). "Per ora lavorerai in giardino - mi
disse - dovrai imparare a cogliere i fiori senza ferirli, imparerai a
conoscere tutti i luoghi del giardino e a non avere paura in nessuno di
essi. Adesso mi seguirai, ma ricorda che io non sono il tuo padrone. Io sono
sempre più abietto di te e anche se tu sei appena giunta sei già di diritto
più in alto di me. Con ciò non voglio dire che tu non sia una schiava."
Prima di alzarmi dal letto domandai all'uomo come si chiamava ed egli si
mise a ridere come un uccello malato.
Quando avevo sedici anni ero ancora vergine, però portavo il reggiseno nero.
Il giardino era bello. Vi crescevano tutte le specie di fiori (tranne le piante carnivore). Mi vestirono con un abito di pizzo bianco e mi misero in testa un grande cappello di paglia. L'angolo di giardino che mi fu assegnato era lontano dalla casa e sicome mi facevano uscire prima dell'alba e mi riportavano indietro quando il sole era già calato non la vidi mai. So però che doveva essere molto bella (come certe ville francesi). Nel giardino dovevo cogliere dei papaveri. Li dovevo mettere in una grande cesta posta al centro del prato. La massa rossa dei fiori era grassa e acre. Dava le vertigini. Così mi dovetti nascondere dietro a una felce a vomitare e nessuno mi scorse. Dopo qualche tempo mi abituai e non vomitai più. Nel giardino lavoravano altre ragazze. Anche loro erano vestite di bianco e avevano il cappello di paglia. Non vidi mai il loro volto.
Dopo molti giorni il vecchio venne di nuovo a trovarmi. Con lui c'era una ragazza bionda che, mi disse, si chiamava Marianna. Da allora sarebbe stata la mia compagna e avremmo lavorato insieme.
Marianna era molto bella e i suoi occhi verdi erano colmi di gioia.
Io e Marianna diventammo subito amiche anche se non parlavamo mai di nulla. Ora dovevamo cogliere dei girasoli che crescevano in una distesa vasta e interminabile. Avevo paura che se il mio occhio avesse indugiato un solo attimo su quell'abisso giallo si sarebbe perso per sempre. Così tenevo la testa bassa e Marianna credette che io fossi triste. Però non mi disse nulla. Un giorno, mentre ci stavamo riposando, Marianna mi venne vicino e mi baciò nell'orecchio. Sentii la sua lingua frugarmi e mi parve di sentire il mare (in lontananza). Poi Marianna mi lasciò e solo più tardi mi baciò sulla bocca.
Non avevo mai fatto l'amore con una donna e il sapore della labbra della mia amica sulle mie labbra mi sconvolse. Una notte Marianna venne nel mio letto e mi baciò di nuovo. Questa volta la sua lingua s'insinuò tra le mie labbra e si avvinghiò alla mia lingua. Marianna aveva un alito dolce e profumato. Mentre mi baciava fece scivolare la sua mano sul mio ventre e sentii le sue dita che sollevavano l'elastico delle mie mutandine (come il mio reggiseno, erano anch'esse nere). Poi Marianna me le sfilò e cominciò ad accarezzarmi la fica. La sua mano mi fece godere disperatamente. Presto capii che anche Marianna desiderava godere. Allora le ricambiai il bacio succhiandole avidamente le labbra. Marianna mi chiese di baciarle il seno e io le obbedii con la docilità di un animale. Infine sprofondai la bocca nel suo grembo e leccai quell'abisso umido finchè Marianna dovette urlare.
Per la prima volta, con Marianna, avevo ricevuto il piacere da un estraneo. Un altro, che mi era estraneo, mi aveva fatta godere, aveva desiderato che io godessi. Questo pensiero mi ossessionò a lungo. Avevo paura di diventare schiava della mia amante e di non potere più fare a meno di lei. Non mi sono mai chiesta quale fosse l'origine di quel timore. In ogni caso, non potei mettermi alla prova perché presto fui privata della mia amante. Marianna venne separata da me prima che me ne potessi innamorare del tutto. Solo per questo potei sopportare le sua perdita.
Una mattina, mentre mi stavo preparando per andare nei campi, Marianna entrò nella mia stanza. Per poco non la riconobbi. Era vestita di nero e portava delle scarpe con i tacchi alti e affilati. Il suo volto era truccato pesantemente e il mio occhio fu abbagliato dalla sua bocca dipinta con un rossetto dai toni arancio denso e cremoso. Di fronte alla bocca di Marianna il mio occhio provò la stessa angoscia che lo aveva fatto arretare dinanzi alla distesa dei girasoli.
Marianna mi disse soltanto che erano arrivate le Signore e che lei doveva andare via. Poi sparì e io fui di nuovo sola.
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