Festa a Wild & Hot




Che emozione, avvicinarmi alla famosa villa di Wild&Hot!
Non ci si poteva sbagliare: quelle luminarie nel parco, quei fasci di luce, quel viavai di vetture lussuose...
Fin da lontano si ammiravano i getti d'acqua della grande fontana, illuminati con colori sempre cangianti.
Davanti alla grande scalinata ho avuto un attimo di esitazione: non mi andava di entrare per la porta principale, consegnare il mio biglietto da visita all'anziano maggiordomo, che mi avrebbe annunciata con voce tonante.
Ho preferito svicolare per una porta laterale, e affacciarmi nel grande salone dal passaggio dei camerieri.
Da quanto tempo non ero invitata a un ricevimento cosi' lussuoso! Quante signore eleganti, alcune con toilettes sontuose e colliers di diamanti, altre con modelli sobri eppure di un gusto impareggiabile.
E come mi sentivo inadeguata col mio vestito di seta senza pretese e la mia collanina di perle!
Mi sono lasciata guidare dal jazz, che proveniva da un'altra sala; e li', l'ho vista.
Non si poteva confonderla: circondata da un crocchio di uomini affascinanti, che facevano a gara per trovarsi a tu per tu con lei, per interessarla, per attrarre la sua attenzione, c'era lei, inguainata nell'aderente tuta tigrata che sottolineava la sua linea snella, energica eppure cosi' femminea.
Perfino io, che credevo di conoscerla meglio di tanti altri, sono rimasta incantata nell'ammirarla. Le sue fattezze incarnavano allo stesso tempo tutta la seduzione di una splendida, giovane modella e tutto il fascino della donna esperta degli uomini e della vita.
Ma le attenzioni dei corteggiatori non impedivano alla padrona di casa di fungere da anima della festa. Si spostava discretamente tra i crocchi di ospiti, e ovunque la conversazione rischiasse di languire, ovunque l'umore accennasse a declinare, interveniva ora con un gesto di squisita cortesia, ora con un sorriso, ora con una raffinata battuta, pronunciata senza il minimo accento regionale con la sua voce calda e profonda, rinfocolando con la sua presenza l'allegria della serata.
Avrei voluto andare a salutarla, ma non avevo il coraggio di farmi avanti fra tante persone importanti, pur sapendo che la sua indole signorile l'avrebbe indotta a manifestare anche con me lo stessa calda cordialita' che riserva a tutti i sui cuccioli.
Ho preferito percio' scivolare da una porta, e passando sotto al grande lampadario dell'anticamera ho attraversato lo studio, la cucina, la cameretta... E in quel labirinto ho perso l'orientamento.
Al centro di una stanza mi e' sembrato di vedere un monitor luminoso. Strano: un monitor sferico.
Nello sfarfallio di luce della sfera ho distinto l'immagine del salone, con tutti gli invitati.
Poi la visione si e' spostata.
E allora l'ho visto.
In mezzo agli altri invitati, quasi un pesce fuor d'acqua, quasi malinconico.
Non era "bello".
Era l'uomo piu' bello del mondo.
Mi sono avvicinata per vederlo meglio, ma inavvertitamente ho appoggiato un palmo su un pulsante puntiforme sul tavolo, e la sfera si e' spenta.
Poi ho trovato un salotto; mi sono guardata attorno: non c'era nessuno. Ho sentito una voce gracchiare alle mie spalle.
Mi sono voltata mormorando "Scusi, mi sono persa, da che parte..." ma dietro di me ho visto solo un cartellone a lettere luminose.
Era la bacheca parlante di Wild&Hot!
Credendo di imboccare la porta da cui ero entrata, mi sono ritrovata in un oscuro corridoio secondario. E li' ho sentito uno strano rumore, come un ansimare.
Poco piu' avanti c'era una piccola porta metallica, simile a quelle delle navi. Oltre la porta si scorgeva una scaletta che scendeva in qualche seminterrato: il rumore proveniva da li'.


La curiosita' e' stata piu' forte di me: ho imboccato la porticina e ho cominciato a scendere la scaletta. Dovevo tenermi alla ringhiera tubolare per non scivolare con i tacchi a spillo sui gradini metallici.
Ora lo strano ansimare era piu' distinto.
Dopo pochi gradini ho visto sotto di me un enorme locale, in cui grandi macchine giravano tra il frastuono di stantuffi, il vapore e la fuliggine.
Ho cominciato a percorrere il ballatoio che passava attorno alle macchine, quando improvvisamente ho sentito uno strattone che mi tirava violentemente da parte.
Ho strillato.
- Attenta! Rischia di farsi prendere dentro dall'ingranaggio!
Quello che mi avevo dato lo strattone era il braccio di un uomo con la barba bianca. Il suo viso rugoso era sormontato da un berretto di lana blu.
- Mi dispiace... - gli ho detto per giustificarmi - Io... non trovavo la porta per... Ma dove siamo?
- Nella sala macchine di Wild&Hot - mi ha risposto ricaricando la pipa.
- Ma... per una BBS...
- Ha idea dell'energia che ci vuole per assicurare il funzionamento di una BBS ventiquattr'ore su ventiquattro? - Mi ha risposto incamminandosi verso la grande ruota che girava incessantemente.
- E lei... e' sempre qui...
- Sono il fochista di Wild&Hot da... - in quel momento ha sollevato lo sguardo dietro di me - Ecco, arriva una chiamata
Ho accennato a voltarmi, quando un improvviso, fortissimo crepitio, come di un fulmine, mi ha letteralmente gettata tra le braccia del fochista.
Mi sono voltata a guardare: tra due grandi poli elettrici si era formato un arco voltaico lungo un paio di metri, che pulsava irregolarmente.
- Quello e' il modem - Ha detto indovinando la domanda dal mio sguardo stupefatto.
- Il modem? Ma.. non capisco.. il mio modem e' un cosino cosi'...
- Ah ah! Si', ma per decifrare diciannovemila giga al secondo...
Si e' interrotto e si e' diretto verso la parte opposta del locale.
Ai piedi della scala c'era un nuovo arrivato di cui non mi ero accorta: un individuo glabro, con un vestito sgargiante e dal colorito giallo.
In mano aveva un foglio, che l'individuo agitava in modo un po' isterico.
Il frastuono mi impediva di udire la conversazione, ma vedevo lo sconosciuto picchiettare il foglio con gesti nervosi, mentre il fochista rispondeva facendo con le braccia gesti come di scusa.
Quando il giovane, sempre un po' isterico, ha risalito la scaletta, il fochista mi si e' riavvicinato riaccendendo pensieroso la pipa. Avrei voluto capire di piu', ma mi sentivo un po' importuna.
- Forse sono di troppo... Non volevo disturbarla...
- Non e' lei che mi disturba.
E poi, accortosi di nuovo del mio sguardo interrogativo: - Quello e' Byte Breaker. Ogni giorno ha delle nuove pretese.
- Allora lei lavora con lui! E con la signora...
- La signora non scende mai qui.
- Certo che con tutte queste macchine... una bella responsabilita'...
- Ma questo non e' il posto per una bella signorina come lei. - mi ha detto come non sentendomi - Aspetti, l'accompagno. Da quella porta si arriva al salone.
E mentre mi faceva passare dall'altro lato delle macchine ho dovuto raccogliere l'ampia gonna del vestito per non rischiare di sporcarla di grasso.
Un minuto dopo ero davanti al tavolo dei rinfreschi del salone.


Mentre sceglievo qualche salatino, un invitato mi ha abbordata, e con un pretesto mi ha praticamente trascinata con se' sul divano.
Era un uomo sulla quarantina, con la barba corta e un paio di ridicoli occhiali dalle lenti esagonali.
Ho capito presto che non avrei avuto il problema di condurre la conversazione, perche' era una di quelle persone che gradiscono un solo argomento: se stesso.
Mi ha fatto subito capire che aveva viaggiato, che parlava le lingue, che aveva letto Proust e il Mahabharata, che aveva conosciuto personaggi famosi...
Ma il tutto con l'aria di dire: "Allora, piccola, ho fatto colpo su di te, vero?".
Di tanto in tanto assumeva un atteggiamento un po' gay, ma si capiva che faceva anche questo perche' credeva in tal modo di rendersi interessante.
Mi raccontava che suonava il saxofono e cantava in un coro, e mentre accavallavo le gambe cercava di vedere cosa c'era sotto la gonna.
Mi confidava che possedeva dei fotogrammi inediti di Monica Vitti (chissa' perche'), e intanto sbirciava nella scollatura i pizzi del reggiseno.
Col pretesto di spiegarmi che cos'e' lo shiatzu, di cui si dichiarava esperto, mi ha puntato un gomito nella schiena.
Gia' disperavo di liberarmi dalla sua invadenza, quando ho sentito una voce, ferma ma dolcissima, che mi chiedeva: - Scusi, balla con me?
Era lui.
L'uomo della sfera.
L'orchestra suonava "Can't we be friends?" - non me n'ero accorta.
Un minuto dopo, era passato un secolo.
Non so come e' entrato tra le mie braccia, ma ci era entrato.
Non sapevamo cosa dirci, ci lasciavamo andare in silenzio, forse fuori tempo.
Le sue mani sembravano quasi timorose di toccarmi. Dopo un paio di balli le ho strette forte sui miei fianchi. Come per sentirmi improvvisamente sua; come per essere sua per sempre.
Non so come e' entrato nella mia vita, ma ci era entrato.
Chissa' che ora era quando mi ha guidata, come in sogno, verso il giardino.
La luna ci guardava, non so se solenne o ironica.
Contro il chiaro cielo notturno, si stagliava il folto delle cime degli alberi del parco; e il profilo filiforme di un gazebo solitario.
E poi solo il sibilo del vento, solo il fruscio dell'edera contro il muro.
Mentre camminavamo, lenti come l'infinita', verso il gazebo, ho visto con la coda dell'occhio una figura felina che usciva di tra le piante del parco. Era lei.
Sicuramente era andata a fare i suoi bisogni in mezzo agli alberi, com'e' abitudine delle tigri.
Come facevo a dirle che cosa provavo, a spiegarle che cosa rappresentava quella notte per me?
Ma non ce n'e' stato bisogno: aveva gia' capito tutto. Incrociandomi, mi ha detto solo "Bella nottata, vero, Iris?" e ha strizzato l'occhio prima di sparire di nuovo nel buio.
Ancora poche dozzine di passi, e saremmo stati sotto il gazebo, io e lui.
Al centro dell'universo.

Iris

Iris per voi